PARADISE CITY

Tom Ferris un banchiere, schiavo del lavoro, senza vita sociale deciso a prendersi una vacanza che lo porterà ai confini della realtà.

Mattinata piena in banca, la stessa per dieci anni. Apriva conti bancari e depositava soldi, stufo della monotonia decise di prendersi una vacanza nella vecchia villetta di famiglia nella campagna. riordinò la scrivania gridando che voleva pace, non si azzardò nemmeno ad avvertire il principale. Andò a casa a preparare la valigia caricandola nel baule della sua Lincoln grigia. Percorse tutta la città per seguire la strada per la campagna. Le strade erano strette polverose e con i sassi che si incastravano nelle ruote.

Si fermò all'incrocio, aprì il vano porta oggetti tirando fuori la cartina. Più avanti si trovava una caffetteria, entrò accomodandosi al bancone ordinando una tazza di caffè. "Mi scusi, lei sa dirmi dove si trova il quartiere delle querce?. È da tanto tempo che non vengo". Il barman versò il caffè nella tazza "Certamente, lei arriva infondo alla strada e si troverà davanti il cartello Paradise City sulla sinistra. Lei segua il cartello e superi tutta la città e poi sarà giunto a destinazione". Bevette il suo caffè lasciando le monetine sul bancone e rimontò in auto.

Seguì attentamente le indicazioni stradali, entrò in Paradise City agli occhi di Ferris non li sembrava affatto disabitata "Disabitata eh? Diceva lui" pensò fra se. Percorse in auto la città fermandosi di fronte ad un' affitta camere. Fermò l'auto dall'altra parte della strada ed entrò subito. Alla reception suonò il campanello e dalla porta dietro il bancone, un'anziana signora gli si avvicinò "Che posso fare per lei?" – "Desidero una stanza, è possibile vero?" chiese l'uomo con le mani appoggiate al bancone. "Lei desidera alloggiare qui" – "Che c'è di strano? Sono venuto qui in vacanza!".

La vecchia signora lo guardò dall' aria distorta come se la persona davanti a lei venisse da un' altro pianeta "Lei vorrebbe venire in vacanza qui! È sicuro che sia il momento giusto?" – "Senta ha una stanza oppure no?" Ferris iniziava a scalpitare battendo le dita nervosamente sul bancone, così prese dal cassetto del bancone il libro dei clienti "Firmi qui, sono 4$ a notte. Ora le mostro la camera". Prese le chiavi della stanza accompagnandolo in camera.

"Alle 9.00 c'è la colazione, alle 12.30 il pranzo e la cena alle 20.00 sia puntuale. Se dovesse restare fuori avverta prima. Ecco le chiavi". La camera era modesta un letto grande con di fronte un' armadio con le ante di specchio e sul fianco una finestra molto luminosa. Sistemò i vestiti nell'armadio e uscì per fare due passi.

In città tutti lo guardavano in modo strano la gente attorno a lui mormorava su di lui "L'hai visto? È nuovo, sarà la sua ora". Entrò nel pub del centro, pieno di gente più che atro ragazzi che ballavano al centro del locale con la musica che usciva dal jukebox. "Che cosa le porto straniero?" domandò il cameriere – "del gelato al cioccolato" – "Va bene signore, vuole anche la granella di nocciole sopra?" – "Si grazie". Si gustò il suo gelato ascoltando le canzoni scelte battendo i piedi a ritmo. Tirò fuori dalla tasca una monetina si diresse al jukebox scegliendo la canzone "Splish Splash" di Bobby Darin. Una bella donna lo guardava dal tavolo dietro di lui era in compagnia di due sue amiche, lo guardava dall'alto verso il basso tirando dalla cannuccia il suo milk shake.

"Hey bell'uomo!", si girò verso di lei sorridendole con grazia "Dice a me?". Si alzò per raggiungerla lasciò il suo gelato sul bancone invitandola a ballare, le tese la mano sperando che accettasse. Allungo la mano accettando l'invito, ballando su Bobby Darin. Era la coppia più bella di tutto il pub. "Allora sei sicuro di voler restare qui?" chiese guardandolo con gli occhi azzurri e le lunghe ciglia, "Si credo di si, il mio lavoro è stressante sa? E lo è da dieci anni e ora sono pronto se no non sarei qui". Le prese la mano facendola roteare attorno a lui. Prese dalla sua borsetta sulla poltroncina del tavolo tirò fuori il borsello una monetina mettendola nel jukebox. Restò fissa con lo sguardo per qualche instante per scegliere la canzone, alla fine schiaccio il tasto. La musica partì era "The Twist" di Chubby Chacker "Sai ballare il Twist?"- "No! Io non vado mai a ballare"commentò lui, lei lo guardò paralizzata "D'accordo ti insegno, guarda i mie passi e segui la musica". Si mise sul serio concertato sui piedi di lei che si muovevano, una volta preso il tempo non si fermò più.

Dopo uno splendido pomeriggio si diedero appuntamento per il giorno successivo, se ne tornò alla pensione aspettando il giorno seguente con ansia.

La mattina seguente era calda e soleggiata mano per mano giravano scambiandosi reciproci sorrisi "Non mi hai detto il tuo nome" – "Rosie" portò la sua mano alle labbra baciandola. Andarono verso una collinetta dove si poteva ammirare il paesaggio fiorito. Più distante c'era un rovo di rose volle avvicinarsi per prenderne una ma lei non volle dicendo tirando la sua mano "Non preoccuparti di prenderla, così ti pungerai" – "Starò attento" – "Dai andiamo di la ti faccio vedere altro" tirando ancor più forte, lui si irrigidì "Perché tanta fretta? Voglio vedere cosa ci sia la". La donna cercò di distrarlo "Non c'è nulla, e poi è ancora presto" – "Presto? Per cosa? Non capisco?" chiese, la donna cercò di evitare la risposta "Dovresti saperlo se no non saresti venuto qui". Lui non rispose e si lasciò guidare dalla donna.

Sulla strada incrociarono due uomini salutando Rosie "Chi è il tuo amico? Sappiamo che è arrivato ieri" – "Salve signori" con accenno del capo salutò i due tizi, "Cosa ti è capitato per venire fin qui?" chiese uno dei due "Il mio lavoro mi stressa da ben dieci anni, avevo bisogno di una vacanza" – "Una vacanza? È sicuro di quello che dice, uno non viene qui in vacanza" ripetè guardando la donna e il suo amico "Mia cara il suo amico mi sembra un poco tocco!".

Ferris lo guardò indignato "Tocco io? Perché non si può me lo dica lei" i due uomini si misero a ridere "Di la si va verso" la donna lo interrupe "Ci sono solo distese di campi e nulla di più ora andiamo a ballare".

In città la gente continuava a mormorare sul vacanziere che era molto chiacchierato in città.

"Mia cara il vostro amico non sa davvero nulla?" le chiese una sua amica – "No, lui non sa nulla" rassicurò Rosie

Per il momento "Per il momento" – "Farò in modo che non faccia domande" ribattè rassicurando l'amica, "Sarà meglio, si potrebbe spaventare iniziasse a ricordare".

Ferris si trovava li da una settimana ormai che seguivano continuò a pensare a cosa possa esserci infondo al paesaggio da lui visto. Nel mentre i suoi colleghi non ebbero alcuna notizia di Ferris, nemmeno una telefonata. Presero la macchina diretti dal collega percorse la stradina di campagna passando per Paradise City passarono la passarono in macchina ed era deserta. Ferris era da poco uscito in centro e vide i due colleghi girare con la macchina sbracciandosi e gridando per attirare la loro attenzione, ma i due non si accorsero della sua presenza e non udirono la sua voce dato che ai loro occhi vedevano solamente una città deserta. Ferris corse dietro la macchina continuando a farsi sentire.

Una voce si fece sentire "Non l'hai ancora capito? Loro non ti vedono e non ti sentono sei un fantasma per loro", col viso pallido e spaventato si avvicinò alla signora che proferì parola "Che avete detto?" – "Che non vi possono sentire ne vedere, siete ormai divenuto anima. Non potete lasciare la città o morirete". Ferris si spaventò ancor di più incredulo non riusciva a capire "Paradise City" riflettè fra sé iniziando a far quadrare le cose "Volete dire che questa città è un limbo?" la donna non rispose ma accennò un malizioso sorriso. Per la disperazione che lo assalì corse sulla collina. La donna avvertì Rosie che suo amico impazzì e corse verso la collina, lo inseguì cercando di farlo ragionare e che non avrebbe mai voluto ingannarlo "Vi prego di ascoltarmi, venite con me" Ferris indietreggiò "Non mi fido di te, tu sei morta come tu quanti qui" – "Feci un incidente cinque anni fa, mi cadde il rossetto sotto il sedile e invasi la corsia opposta. E comunque sei morto anche tu lo sai?". Appena udì quelle parole uscire dalla sua bocca si paralizzò "Come morto? io non mi ricordo affatto di esserlo" – "Davvero?" chiese lei "Non ti ricordi? Per evitare uno scoiattolo sei uscito fuori strada. Ora vieni con me ho fatto la torta alla panna e fragole che ti piace tanto". Tese nuovamente la mano lui la strinse fra la sua avvicinandosi a lei, prese un fazzoletto dal taschino del golf rosa asciugando gli occhi bagnati di lacrime. In tanto i due colleghi tornarono indietro passando perla città e videro la macchina dell'amico fuori strada con il suo corpo ancora dentro. si sollevò il vento che trascinò da terra una fotografia che raffigurava dei giovani che ballavano e seduti al tavolo c'erano Rosie e Ferris. Uno dei colleghi la prese in mano ma non notò affatto quel particolare. "Deve essere una vecchia foto guarda c'è scritta la data 16 giugno 1953…. È di sette anni fa". Tom Ferris un banchiere stanco di una vita monotona e insoddisfatto della sua vita in solitudine. Tutto ciò che desiderava era solamente una vacanza, che la ottenne andando in vacanza ai confini della realtà.